Frattura del polso sul lavoro: diritti e percorsi di cura INAIL
La frattura del polso sul lavoro è un infortunio che può verificarsi in molte situazioni professionali: cadute, scivolamenti, schiacciamenti, urti accidentali, uso di macchinari, lavori manuali, movimentazione di carichi o incidenti durante lo svolgimento della propria attività.
Il polso è una struttura complessa, fondamentale per la funzionalità della mano. Una frattura può causare dolore, gonfiore, perdita di forza, rigidità e difficoltà nei movimenti, compromettendo sia il lavoro sia le normali attività quotidiane.
Quando l’infortunio avviene in ambito lavorativo, oltre alla diagnosi e al trattamento medico, è importante conoscere anche il percorso di denuncia, certificazione e tutela INAIL. Una gestione corretta fin dall’inizio può aiutare il lavoratore a ricevere le cure adeguate e a impostare un recupero funzionale più sicuro.
Cos’è una frattura del polso?
La frattura del polso è una lesione ossea che può interessare diverse strutture, tra cui radio, ulna o piccole ossa del carpo.
Tra le fratture più frequenti rientra la frattura del radio distale, spesso causata da una caduta con la mano aperta. In altri casi possono essere coinvolte ossa come lo scafoide, particolarmente importante perché alcune sue fratture possono essere inizialmente poco evidenti e richiedere accertamenti specifici.
Una frattura del polso non dovrebbe essere considerata un semplice “dolore da botta”. Anche quando il gonfiore non è marcato, un trauma può provocare lesioni che richiedono immobilizzazione, controlli radiografici, riabilitazione o, in alcuni casi, trattamento chirurgico.
Come può avvenire una frattura del polso sul lavoro?
La frattura del polso può avvenire in molti contesti lavorativi.
Le situazioni più comuni sono:
- caduta a terra durante il lavoro;
- scivolamento su pavimento bagnato o irregolare;
- caduta da scale, impalcature o mezzi di lavoro;
- urto contro macchinari o attrezzature;
- schiacciamento della mano o del polso;
- trauma durante movimentazione di carichi;
- incidente con utensili o strumenti;
- caduta durante spostamenti necessari all’attività lavorativa;
- trauma durante interventi manuali o manutenzioni.
Sono particolarmente esposti lavoratori manuali, operai, muratori, meccanici, magazzinieri, addetti alla logistica, tecnici, artigiani, operatori sanitari e tutte le persone che svolgono attività con rischio di caduta, urto o uso intenso delle mani.
Sintomi della frattura del polso
I sintomi possono variare in base al tipo di frattura e alla gravità del trauma.
I segnali più frequenti sono:
- dolore intenso al polso;
- gonfiore;
- livido;
- difficoltà a muovere la mano;
- dolore nel ruotare il polso o l’avambraccio;
- impossibilità a sostenere pesi;
- deformità visibile;
- perdita di forza;
- dolore alla pressione;
- formicolio o alterazioni della sensibilità;
- difficoltà ad afferrare oggetti;
- dolore persistente dopo una caduta.
Se dopo un trauma il dolore è importante, il polso si gonfia o la mano non riesce a muoversi normalmente, è necessario richiedere una valutazione medica tempestiva.
Cosa fare subito dopo l’infortunio
Dopo una sospetta frattura del polso sul lavoro è importante interrompere l’attività e non forzare la mano.
Nelle prime ore può essere utile:
- immobilizzare il polso senza manipolarlo;
- evitare di continuare a lavorare;
- applicare ghiaccio avvolto in un panno;
- mantenere il polso sollevato se possibile;
- rivolgersi al pronto soccorso o a uno specialista;
- comunicare subito l’infortunio al datore di lavoro;
- conservare la documentazione sanitaria;
- seguire le indicazioni del medico sul certificato INAIL.
È importante evitare manovre fai da te, soprattutto se il polso appare deformato, molto gonfio o se sono presenti formicolio, perdita di sensibilità o ferite associate.
Infortunio sul lavoro e INAIL: cosa sapere
Quando una frattura del polso avviene durante l’attività lavorativa, può rientrare nella tutela INAIL, se sussistono i requisiti previsti.
In caso di infortunio sul lavoro, il medico o la struttura sanitaria che presta assistenza deve trasmettere il certificato di infortunio all’INAIL per via telematica. Il datore di lavoro, a sua volta, deve inviare la denuncia/comunicazione di infortunio all’INAIL nei casi e nei tempi previsti.
Per gli infortuni dei lavoratori dipendenti o assimilati con prognosi superiore a tre giorni, escluso quello dell’evento, il datore di lavoro deve inoltrare la denuncia/comunicazione entro due giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico.
Per gli infortuni che comportano almeno un giorno di assenza dal lavoro, escluso quello dell’evento, è previsto l’obbligo di comunicazione all’INAIL a fini statistici e informativi entro 48 ore dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico.
Il ruolo del lavoratore
Il lavoratore deve informare tempestivamente il datore di lavoro dell’infortunio e fornire i riferimenti del certificato medico.
In caso di inerzia del datore di lavoro, il lavoratore può denunciare direttamente l’infortunio alla sede INAIL competente, portando copia del certificato medico rilasciato dalla struttura sanitaria o dal medico.
Questo passaggio è importante perché consente di avviare correttamente il percorso di tutela e di collegare l’evento traumatico alla dinamica lavorativa.
Diritti del lavoratore dopo una frattura del polso
In caso di infortunio riconosciuto, l’INAIL può erogare prestazioni economiche, sanitarie e integrative a tutela del lavoratore. La tutela INAIL opera anche secondo il principio dell’automaticità delle prestazioni, nei casi previsti, a favore dei lavoratori che subiscono un infortunio sul lavoro o contraggono una malattia professionale.
In base al caso specifico, il percorso può comprendere:
- certificazione dell’infortunio;
- periodo di inabilità temporanea;
- controlli clinici e radiografici;
- trattamenti specialistici;
- eventuale immobilizzazione;
- eventuale intervento chirurgico;
- riabilitazione;
- valutazione del recupero funzionale;
- rientro graduale al lavoro quando indicato.
La gestione clinica deve procedere insieme alla corretta gestione amministrativa dell’infortunio.
Diagnosi della frattura del polso
La diagnosi parte dalla visita medica e dall’esame del trauma.
Lo specialista valuta:
- sede del dolore;
- gonfiore;
- deformità;
- mobilità del polso;
- forza della mano;
- sensibilità delle dita;
- presenza di ferite;
- dinamica dell’infortunio;
- eventuale coinvolgimento di mano, gomito o avambraccio.
Gli esami più utilizzati sono:
- radiografia del polso;
- radiografie con proiezioni specifiche;
- TAC nei casi complessi;
- risonanza magnetica se si sospettano lesioni non evidenti;
- ecografia in caso di sospetto coinvolgimento tendineo o dei tessuti molli.
Una diagnosi accurata è fondamentale per decidere il trattamento più adatto.
Trattamento conservativo: quando può bastare il gesso o il tutore?

Non tutte le fratture del polso richiedono un intervento chirurgico.
Se la frattura è composta, stabile e ben allineata, può essere indicato un trattamento conservativo con gesso o tutore.
Il trattamento può prevedere:
- immobilizzazione;
- controlli radiografici;
- gestione del dolore;
- protezione del polso;
- sospensione temporanea delle attività lavorative manuali;
- riabilitazione dopo la rimozione dell’immobilizzazione.
È importante rispettare i tempi indicati dallo specialista ed evitare di usare la mano prima che la frattura sia sufficientemente guarita.
Quando può servire la chirurgia?
La chirurgia può essere necessaria quando la frattura è scomposta, instabile, articolare o quando il corretto allineamento del polso non può essere mantenuto con la sola immobilizzazione.
L’intervento ha l’obiettivo di stabilizzare la frattura, favorire la guarigione e proteggere la funzionalità del polso.
Può essere valutato in caso di:
- frattura scomposta;
- frattura instabile;
- coinvolgimento articolare;
- deformità;
- perdita di allineamento;
- fratture multiple;
- fallimento del trattamento conservativo;
- necessità funzionali elevate del paziente.
Il Dott. Gianfranco Merendi e il Dott. Luigi Mingarelli, presso il Centro di Chirurgia e Traumatologia della Mano di Roma, valutano fratture e traumi del polso, definendo il percorso più indicato in base al tipo di lesione, alla professione del paziente e agli obiettivi di recupero.
Riabilitazione dopo frattura del polso
La riabilitazione è una fase fondamentale dopo una frattura del polso, soprattutto per chi usa le mani nel lavoro.
Dopo gesso, tutore o intervento chirurgico, il polso può essere rigido, dolorante e debole. Le dita possono muoversi con difficoltà e la forza della presa può essere ridotta.
La fisioterapia può aiutare a recuperare:
- mobilità del polso;
- movimento delle dita;
- forza della presa;
- coordinazione;
- stabilità;
- riduzione della rigidità;
- controllo del gonfiore;
- ritorno graduale alle attività lavorative.
Il recupero deve essere personalizzato. Un impiegato, un operaio, un muratore, un meccanico o un magazziniere hanno esigenze funzionali molto diverse.
Rientro al lavoro dopo frattura del polso
Il ritorno al lavoro dipende dal tipo di frattura, dal trattamento effettuato, dal livello di recupero e dalla mansione svolta.
Prima di rientrare, è importante valutare:
- dolore residuo;
- forza della presa;
- mobilità del polso;
- capacità di sollevare carichi;
- uso di strumenti;
- movimenti ripetitivi;
- rischio di cadute o urti;
- necessità di tutori o protezioni;
- eventuali limitazioni temporanee.
Il rientro non dovrebbe essere basato solo sul tempo trascorso, ma sul recupero funzionale reale.
Perché scegliere il nostro centro specializzato a Roma

Traumi e patologie degli arti superiori sono una condizione molto comune che richiede l’intervento tempestivo di un medico chirurgo specialista in chirurgia per non rischiare di compromettere le funzionalità dell’intero arto.
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Ci troviamo a Roma, in Via Luigi Bodio 58 presso la casa di cura Ars Biomedica, e siamo a tua disposizione H24 per intervenire su ogni tipo di trauma o patologia del polso e della mano, anche in situazioni di urgenza.